L’artista
L’arte come identità, non come estetica
Clag Factory
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Carlo Lago è un artista contemporaneo che unisce tecniche ibride, linguaggio digitale e immaginario pop, creando opere uniche che fondono artigianalità e intelligenza artificiale. Le sue creazioni non sono mai riproducibili: ogni pezzo è un esemplare unico, un racconto visivo autonomo, nato da un processo che intreccia memoria personale, mitologia collettiva e riflessione sociale.
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“Non mi interessa il bello - interessa il vivo, il sentire…”
Carlo Lago, con il suo percorso Clag Factory, non crea per decorare.
Crea per capire sé stesso e il tempo in cui vive: un presente in cui ciò che accade è sempre meno umano, dove la sincerità sembra scomparire e le emozioni vengono sostituite da automatismi. In questa sintesi tra arte digitale, intelligenza artificiale e gesto manuale, Carlo Lago cerca una risposta: come siamo finiti a vivere in un mondo di oggi?
Il linguaggio e la visione
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Attraverso il marchio Clag Factory, l’artista dà vita a un universo visivo riconoscibile, in cui la cultura pop dell’infanzia viene trasformata in icone ferite, malinconiche eppure potenti.
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In questo immaginario, i simboli della spensieratezza diventano metafore di fragilità e resistenza, specchi della nostra epoca segnata da contraddizioni e crisi identitarie e la macchina diventa custode dell’emozione, mentre l’uomo rischia di smarrire la propria empatia.
L’AI come estensione espressiva, non come sostituzionE
“L’AI non toglie l’anima, la rende visibile.”
L’arte non è “prima o senza la mano”, ma “dopo la mano”: nel punto di contatto tra umano e macchina.
Il robot diventa un autoritratto emotivo, una protesi affettiva.
“È una sincera esplorazione delle cose e degli eventi che non riesco ancora a comprendere.”
È un manifesto e, allo stesso tempo, un urlo di aiuto per cercare chi ancora sente ciò che sta accadendo.
“Spero di non essere solo.
Alla peggio, siamo in due:
io e il mio robot, che continua a cercare le risposte che l’uomo non vuole più chiedersi.”
Le opere di Carlo Lago trovano radici nella sua città natale, Genova, che diventa molto più di uno sfondo: è personaggio, mito e riflesso dell’anima urbana contemporanea.
Non la Genova da cartolina, ma quella dei vicoli, delle fabbriche dismesse, dei muri graffiati, che si fa emblema universale delle ferite delle città moderne e, al tempo stesso, della loro capacità di rinascita.
“Genova è l’unica città in cui il pericolo e la decadenza mi sembrano estremamente poetici. Una fonte di ispirazione infinita. Un luogo magico e carismatico dove sono nato e dove, ogni volta, ritrovo la pace.”
I vicoli diventano interiorità, riflessi della mente: stretti, scuri, pieni di storia e di storie. Veri.
Sono i protagonisti molto importanti, perché non esistono più altrove in Europa - e proprio per questo li amo profondamente.
Secondo i critici
…su un mio quadro, durante una mostra al Palazzo Imperiale di Genova, un critico mi disse:
“Mi piace perché non si capisce chi sia il bene e chi sia il male…”
Questo è proprio il senso dei miei quadri: il bene e il male non esistono come opposti assoluti.
Chi ci protegge può essere visto come un nemico, e chi ci attacca può essere, in realtà, un essere ferito che reagisce al dolore…










